La notte... l'attesa
Salvatore Adamo
Recensione di Gabriele Ottaviani da: convenzionali.wordpress.com - 12 febbraio 2015


Caro Adamo, si dà il caso che da parecchio tempo io ho un disco suo (grande), che ho ascoltato decine di volte, e ascolto ancora con grande piacere, e commozione. Per la musica, la voce, l’umanità. E io non sono affatto uno specialista di canzoni, anzi. Tanto più grande è stata la mia sorpresa, e soddisfazione, nell’apprendere che lei, alla radio, ha parlato tanto bene di me. Magari potessi offrirle le parole per una bella invenzione. Ma, così a freddo, come è possibile? Legga, e guardi, la prego, questo libro. Se ci trova qualche spunto, qualche idea, che la possa sollecitare, mi scriva. Sarei proprio molto contento di collaborare a una sua canzone. Intanto la ringrazio di cuore, e la saluto affettuosamente, suo Dino Buzzati

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Fin dall’infanzia, dunque, Fernand aveva visto arrivare quotidianamente, nel cortile interno del fabbricato a forma di L dove vivevano e lavoravano i Legay, carichi di materassi e sacconi imbevuti di secrezioni provenienti dalla decomposizione dei cadaveri. Non ci faceva più caso di quanto non faccia il figlio di un garagista alle macchie e agli odori di grasso inerenti al lavoro paterno. Se ne ricordò nel momento in cui si scoprì padre a sua volta, tanto più che, a furia di compulsare i registri militari, si era potuto rendere conto dell’onnipresenza della morte. Gli fu facile concludere che avrebbe fatto fortuna prendendola come socio, purché avesse trovato la strada giusta. Pulire la biancheria delle sue vittime non era stato sufficiente a far sopravvivere l’impresa paterna: bisognava dunque andare oltre, accompagnare il trapassato più avanti, fino alla banchina di partenza per l’ultimo viaggio. Prima di lui, i morti di Haine-Saint-Martin andavano a farsi agghindare e rivestire di pino nel vicino paese; ormai sarebbe stato là, implacabile ma cortese, ossequioso, triste all’occasione, enfatico fino alle lacrime… ma distratto… o piuttosto dimentico di ciò che non si ricordava volentieri… benedetto Fernand, vai! Be’, si può dire che ce l’ha fatta! E la sua bella carriera, con i suoi gloriosi fatti d’arme, non voleva certo dimenticarla, quella. Lo provano quei fazzoletti nel cassetto del comodino, puliti, rassicuratevi, ma annodati agli angoli: almeno tre nodi ciascuno. Vai a sapere cosa voleva davvero ricordarsi.

Ricky Memphis la cantava in una puntata della terza stagione di Tutti pazzi per amore, Morgan ne ha fatto pezzo da esibizione per uno dei componenti della sua squadra in una delle scorse edizioni di X Factor, e di certo è da decenni nel cuore, nella mente e nelle orecchie di tanti appassionati di musica leggera. La notte è con ogni probabilità tra le più celebri – se non in assoluto la più famosa – canzoni di Salvatore Adamo (semplicemente Adamo, per i melomani, tra cui personaggi illustri come l’autore della dedica riportata in testa al presente articolo), classe 1943, nativo di Comiso, infanzia di sicuro non propriamente agiata da figlio di minatore emigrato in Belgio ma grinta da vendere. La notte…l’attesa, edito da Fazi, è il suo primo romanzo, e si tratta di un esordio più che convincente: tenero, poetico, malinconico, ironico, brillante, divertente, parla di sogni, speranze e illusioni. E d’amore: come potrebbe non essere al centro di tutto, d’altronde, se altro non è che tutto?

Gabriele Ottaviani